smartworking, la scelta

Dalle Canarie ai Caraibi, sempre più professionisti scelgono di lavorare lontano da casa. Ma che cosa serve davvero per trasformare un'isola in un ufficio efficiente? E quali Paesi stanno investendo su questo nuovo turismo?

Lavorare per una banca a Milano, vivere su un'isola nell'Atlantico

Immaginiamo un professionista che lavora nel settore finanziario. Ogni mattina accende il computer, partecipa alle riunioni, analizza documenti riservati, risponde ai clienti. Il suo ufficio, però, non è a Milano: è un appartamento a Madeira, con una terrazza affacciata sull'oceano. Alle 18 chiude il computer e va a fare una passeggiata sul lungomare. Il fine settimana esplora l'isola.

Non è una vacanza tradizionale e non è nemmeno un trasferimento definitivo. È una delle forme del cosiddetto digital nomadism, un fenomeno che sta modificando le abitudini di viaggio e, soprattutto, il mercato dei soggiorni di lunga durata. Naturalmente, il nostro bancario deve avere l'autorizzazione dell'azienda: lavorare dall'estero, soprattutto quando si trattano dati finanziari, non è automaticamente consentito.

Un fenomeno che riguarda milioni di persone

I numeri meritano attenzione.

Secondo il rapporto MBO Partners 2025, negli Stati Uniti sono circa 18,5 milioni i lavoratori che si definiscono nomadi digitali, con una crescita del 153% rispetto al 2019. Di questi, 11,2 milioni sono dipendenti di aziende, mentre 7,3 milioni lavorano in autonomia. A livello mondiale le stime sono meno precise: uno studio accademico pubblicato nel 2025 riporta valutazioni comprese tra 35 e 60 milioni di nomadi digitali già nel 2023. Le definizioni utilizzate sono differenti, quindi non esiste ancora un censimento globale attendibile.

C'è però un dato particolarmente interessante per il turismo: nel 2025 la permanenza media in una destinazione, secondo MBO Partners, ha raggiunto 6,4 settimane, contro le 5,4 del 2023.

Non si tratta più soltanto di cambiare continuamente città. Molti preferiscono fermarsi, prendere in affitto un appartamento, conoscere il territorio e organizzare una quotidianità stabile. Per le destinazioni turistiche significa attirare visitatori anche nei mesi di bassa stagione, con consumi distribuiti su periodi molto più lunghi rispetto a una normale vacanza.

Le destinazioni che hanno capito il potenziale

Madeira, Portogallo: un'isola che ha creato un villaggio per lavoratori digitali

A Ponta do Sol, sulla costa meridionale di Madeira, nel 2021 è nato uno dei primi progetti europei dedicati espressamente ai nomadi digitali. L'isola offre un clima mite, spazi di coworking, collegamenti in fibra nelle principali aree abitate e una comunità internazionale di professionisti.Il Portogallo prevede inoltre un visto specifico per lavoratori da remoto provenienti da Paesi extra UE. Per i cittadini italiani non occorre un visto per lavorare e soggiornare in Portogallo, pur restando da rispettare le regole amministrative e fiscali applicabili.

Canarie, Spagna: vicine all'Europa, ma con un altro clima

Tenerife e Gran Canaria attirano professionisti che cercano temperature gradevoli tutto l'anno, infrastrutture europee, aeroporti ben collegati e servizi affidabili. La Spagna ha introdotto un visto per nomadi digitali rivolto ai cittadini extra UE che lavorano principalmente per imprese estere, accompagnato, in determinate condizioni, da agevolazioni fiscali.

Per un italiano le Canarie possono essere particolarmente interessanti: nessun visto d'ingresso, un fuso orario di appena un'ora rispetto all'Italia e collegamenti relativamente semplici con il continente.

Barbados: i Caraibi puntano sui soggiorni lunghi

Con il programma Welcome Stamp, introdotto nel 2020, Barbados ha scelto di attrarre lavoratori stranieri che desiderano trascorrere fino a dodici mesi sull'isola continuando a lavorare per attività estere. L'idea è semplice: un professionista che rimane sei mesi contribuisce all'economia locale in modo diverso da un turista che si ferma una settimana. l programma richiede requisiti economici e un'apposita autorizzazione. Il costo della vita, però, è elevato e la differenza di fuso orario con l'Europa rende meno comode le giornate lavorative.

Estonia: il modello più tecnologico

Non tutte le destinazioni puntano sul mare.

L'Estonia, tra i Paesi europei più avanzati nella digitalizzazione dei servizi pubblici, ha introdotto un visto per nomadi digitali che consente ai cittadini extra UE in possesso dei requisiti di soggiornare temporaneamente fino a un anno. È una scelta interessante per chi privilegia infrastrutture tecnologiche, servizi digitali e un ambiente professionale internazionale.

Che cosa cerca davvero chi decide di lavorare da un'isola?

La vista sul mare può convincere a partire. Per rimanere, però, servono condizioni molto concrete.

Una connessione Internet affidabile. Non basta leggere che un'isola dispone della fibra. Occorre verificare la velocità effettiva nell'alloggio, la stabilità delle videochiamate, la copertura mobile e la disponibilità di una seconda connessione in caso di guasto. Per un professionista che lavora otto ore al giorno, questo è il primo requisito.

Un ambiente adatto a lavorare. Una scrivania vera, una sedia comoda, aria condizionata quando necessaria, tranquillità e possibilmente una stanza separata. Lavorare per settimane con il computer sulle ginocchia, a bordo piscina, è molto meno piacevole di quanto suggeriscano le fotografie.

Un fuso orario compatibile. Chi lavora per una banca italiana deve spesso essere operativo negli orari della sede centrale. Alle Canarie è semplice; ai Caraibi significa adattare l'intera giornata agli impegni europei. In Thailandia, invece, alcune riunioni pomeridiane italiane potrebbero svolgersi in tarda serata.

Sicurezza e riservatezza. Per chi gestisce dati bancari, sanitari o aziendali riservati sono indispensabili connessioni protette, dispositivi autorizzati e rispetto delle procedure di sicurezza. L'azienda può vietare l'accesso ai propri sistemi da determinati Paesi, indipendentemente dalla qualità della connessione.

Servizi e vita quotidiana. Supermercati, assistenza sanitaria, trasporti, lavanderia, palestre, ristoranti e occasioni di socializzazione. Per soggiorni di uno o due mesi conta molto più la funzionalità della destinazione che il numero di escursioni disponibili.

Un costo sostenibile. L'affitto mensile, le utenze, gli spazi di coworking e i voli devono essere valutati insieme. Un'isola economicamente conveniente per una settimana può non esserlo affatto per tre mesi.

Perché scegliere un'isola per lavorare non significa andare in vacanza. Significa scegliere dove vivere, almeno per un po', senza interrompere la propria attività professionale.