
Quest’anno sono tornata all’Oktoberfest e, naturalmente, ho indossato il Dirndl.
Non è nemmeno una novità di questi anni. Monaco fa parte della storia della nostra famiglia da così tanto tempo che, quando i miei figli erano piccoli, avevo comprato i Lederhosen a tutti e due. Ho ancora in mente quei due bambini italiani vestiti da piccoli bavaresi: allora non ci ponevamo grandi questioni sull’identità culturale. Ci sembravano semplicemente bellissimi.

Oggi uno dei miei figli, Giorgio, vive proprio a Monaco con Elisa e i loro bambini. E così una città che frequentiamo e amiamo da una vita è diventata ancora di più parte della nostra storia.
Forse è anche per questo che ogni tanto mi sorprende una certa perplessità davanti a noi italiani che, arrivati a Monaco nei giorni dell’Oktoberfest, indossiamo Dirndl e Lederhosen.
È folklore? È una moda per turisti? È un modo un po’ buffo di giocare a essere ciò che non siamo?
Credo che la risposta dipenda soprattutto dal modo in cui si vive una tradizione che non è la propria. Perché chi conosce Monaco soltanto nei giorni dell’Oktoberfest può pensare che il Tracht sia poco più di un costume da indossare per entrare nel clima della festa e farsi una fotografia con un boccale di birra. Ma basta conoscere un po’ meglio la città per capire che non è così.

Durante l’Oktoberfest si va così al lavoro. Si incontrano uomini e donne in abito tradizionale negli uffici, per strada, sui mezzi pubblici. Li si vede nelle scuole e negli asili, dove anche i bambini arrivano con Dirndl e Lederhosen. E non lo fanno per i turisti. Lo fanno perché quella tradizione appartiene ancora alla loro vita.

Questa, secondo me, è una delle cose più belle di Monaco: essere una città ricca, moderna, internazionale, tecnologica e nello stesso tempo conservare senza imbarazzo un legame fortissimo con la propria identità bavarese. Allora no, quando metto il Dirndl non penso di “fare la bavarese”. Sono italiana e non ho nessun bisogno di fingermi altro.
Ma viaggiare, almeno per come l’ho sempre inteso io, non significa arrivare in un luogo e limitarsi a guardarlo da fuori. Significa cercare di capirlo, rispettarne le abitudini, avvicinarsi alle persone che lo abitano. E qualche volta significa anche accettare con piacere l’invito a partecipare a una loro tradizione.
Non sto rinnegando la mia identità italiana. Non mi travesto da bavarese: festeggio con i bavaresi.
E quando oggi vedo i miei nipoti andare a scuola a Monaco con i loro abiti tradizionali, mi viene inevitabilmente da pensare a quei Lederhosen comprati tanti anni fa ai loro papà e allo zio. È un piccolo filo che attraversa il tempo e due Paesi.
E penso che sia bello che i bambini crescano conoscendo anche questo senso di appartenenza. Non cancella ciò che sono né le loro radici italiane. Aggiunge qualcosa.
Forse è proprio questo che mi piace tanto del viaggio: non ci toglie identità, ce ne fa conoscere altre.
