Nuccia e l'isola

Nuccia e la natura selvaggia a Samoa

Dico ai miei figli che sta per iniziare “L’isola dei Famosi” ed Eugenio, il più piccolo mi fa: “E tu cosa fai ancora qui?”

Una battuta che sottolinea la mia passione di naufraga doc per le isole deserte e le sfide impossibili. Guardare il reality mi piace, mi rilassa vedere la spiaggia naturale, i cocchi, il mare e i tramonti. Mi diverto con una certa dose di compiacimento, a osservare la goffaggine o la imperizia di qualcuno dei concorrenti, pensando di saper fare di meglio. Ed è vero che so fare di meglio!

Nei miei viaggi avventurosi ho imparato moltissime cose, prima tra tutte che se vi lasciano su un’isola deserta e non avete nè un coltello, nè un accendino non ci sono speranze di sopravvivere. Ricordate il film “Cast away” con Tom Hanks? Se non gli fosse arrivato il pacco con i pattini da ghiaccio con le lame come avrebbe fatto?

Il finto naufragio che me ne ha dato la certezza è stato alle isole Fiji, per la precisione nell’arcipelago delle Mamanuca. Mentre i miei compagni di viaggio si dedicavano alla pesca io mi sono fatta lasciare su un isolotto disabitato piccolo e salvaggio.

Resto sulla spiaggia con un pareo e una lattina di Sprite, sarebbero tornati a prendermi dopo 5 ore. Vi assicuro che quelle poche 5 ore mi hanno fatto capire che avrei perso la sfida. Innanzitutto gli uccelli hanno preso a volare furiosi sulla mia testa, avevo invaso il loro habitat e la loro presenza mi inquietava parecchio. Poi il caldo, avevo bisogno di ombra, ma appena tento di entrare nel folto della vegetazione, senza scarpe ovviamente, trovo rovi, spine e sterpi, impossibile camminare. Avrei dovuto sacrificare il mio pareo e legare delle strisce di tessuto intorno ai piedi, decido invece di costruirmi un tendina tra alcuni cespugli. Ce la faccio e mi accuccio nella capannina, la mia Sprite intanto è diventata bollente e ha attirato un esercito di formiche. Ho sete! Il mio mito dell’isola deserta si sta sgretolando. Perfino il mare fa un rumore sinistro e non si vede nessuno, nessunissima barca all’orizzonte. Le ore passano e comincio ad avere timore che i miei compagni non mi trovino più, ce ne sono tante di isolette come questa!

Quando vedo la barca avvicinarsi sono così felice che salto sulla spiaggia agitando le braccia come una naufraga vera. Altra cosa è fare i naufraghi in compagnia e con un minimo di attrezzatura. Anche se in anni e anni di tentativi non siamo mai, mai, mai riusciti ad accendere il fuoco con i legnetti. Però so cucinare i pesci sulle pietre calde, apparecchiare con le foglie, preparare le esche per pescare e fare i nodi. Ho mangiato ogni genere di pesce e mollusco anche crudo, e so come si dispongono le foglie di palma per la copertura di un tetto.

Se volete provare anche voi l’esperienza del naufragio (finto) e di un’avventura vera, ecco l’indispensabile da mettere nello zainetto:

  • un coltello
  • dei fiammiferi o una pietra focaia
  • uno o più teli tipo pareo
  • scarponcini e calze
  • ami e lenza
  • e un sacchetto di plastica.

Possiamo anche organizzarvi un soggiorno in un’isoletta in cui potrete dormire sotto le stelle, ma senza rischi! Tornerete a casa pieni di splendore naturale e vi meraviglierete come bambini che pigiando su un piccolo interruttore si possa illuminare tutta la stanza..

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Nuccia Faccenda

Personal Travel Assistant
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