Victoria Falls

Siamo una dozzina, seduti in cerchio sul terreno sabbioso sotto un albero di tamarindo, così inizia il breefing di preparazione all’escursione programmata per l’indomani mattina: partenza dalle Cascate Vittoria con un grande camion attrezzato tipo Overland, alla volta del delta dell’Okawango.

Le informazioni preliminari sono fondamentali soprattutto per ciò che riguarda il bagaglio, che si ridurrà della metà ad ogni tappa e per imparare a montare la tenda nella quale dormiremo.

Il gruppetto è vivace e molto assortito, esperti di Africa e ragazze avventuriere improvvisate, divertente. Siamo tutti molto eccitati e attenti e non vediamo l’ora di partire.

L’Okawango è un fiume particolarissimo che non arriva a sfociare in mare, ma finisce il suo corso assorbito dal deserto del Kalahari, creando un ecosistema unico al mondo.

Per arrivarci dallo Zimbabwe attraverseremo Botswana e Namibia e avremo occasione di vedere i grandi animali africani oltre a vivere un’esperienza estrema e molto intensa.

Dopo il primo tratto sul grande camion provvisto di cucina da campo e relativamente comodo, traslochiamo su un camioncino fuoristrada più piccolo e scoperto, con un piccolo rimorchio che contiene il nostro bagaglio già dimezzato per la prima volta e le tende.

La notte nella tenda è abbastanza dura, dormiamo praticamente sul terreno e piove ogni notte, di lavarsi come si deve nemmeno a parlarne. Abbiamo a disposizione una bottiglia di plastica che basta appena a lavarsi i denti e il viso.

Lo scenario che viviamo ci compensa dei disagi, mai visti tanti elefanti così!

Dopo l’ultimo dimezzamento del bagaglio (uno zaino in due) trasbordiamo da lance di vetroresina piuttosto veloci su piccole canoe di legno, piccole e instabili, siamo seduti in linea: due persone, zaino, tenda e il rematore indigeno.

Il fiume è una palude fiorita di ninfee rosa e violette, una meraviglia, vediamo le narici affioranti degli ippopotami e decine e decine di uccelli.

Il tempo qui cambia repentinamente, un acquazzone tropicale ci investe ancora sulla piccola canoa, siamo fradici, qualcuno si tuffa nell’acqua dell’Okawango che pullula di vita, ma è purissima.

Quando arriviamo al campo non esiste più nulla di asciutto, tranne le cose che ho avviluppato prudentemente nei sacchetti di plastica dentro lo zaino.

Alcuni dei nostri compagni fanno asciugare i passaporti al calore del fuoco, alcuni sono preoccupati per la notte nei sacchi a pelo bagnati.

I miei sono asciutti, ma io sto zitta zitta, facendo mia la legge della giungla, con un po’ di perfidia.

La notte è spettacolare, il nostro campo è tra l’erba altissima del delta, il fuoco tiene lontane le iene, distesi sui materassini guardiamo un cielo pieno di stelle mai viste, quasi bianco.

Sorseggiamo il caffè lungo, fatto con l’acqua dell’Okawango, l’orecchio teso ai rumori della notte africana, nessuno ha voglia di andare a dormire.

Il nostro bagno è un buco scavato nel terreno alla fine di un sentiero a zig zag nell’erba alta, quando è così, si può star certi che verrà la necessita di andarci la notte.. un brivido scorre lungo la schiena e trema la mano che tiene la torcia elettrica.

Ma in nessun posto al mondo mi sono sentita così vicina alla Terra, a casa in Africa.

359878890_b3d0f9db54_z

About the author

Nuccia Faccenda

Personal Travel Assistant
Leggi il profilo

Leave a Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.