
Quando nel 1494 Cristoforo Colombo sbarcó in Giamaica a Discovery Bay, incontró gli Arawak, popolazione indigena e pacifica. Ora di loro nell’isola non c’è più traccia anche se dobbiamo alla loro matrice linguistica termini come amaca, canoa, caimano e colibrì.
Dopo la decimazione per malattie e prevaricazioni degli Arawak, a seguito delle dominazioni spagnola e inglese, la Giamaica ora é popolata per circa il 75 % da neri-africani e da minoranze orientali ed europee. Si parla inglese, oltre al patua (una lingua/dialetto mix, e incomprensibile per noi) e si guida a sinistra, ma i caratteri che per noi europei si identificano con la Giamaica sono quelli rasta, o meglio i rastafariani, aderenti al rastafarianesimo, sostenuto e divulgato tra gli altri, da Bob Marley.
Tutti amiamo il reggae, magari senza conoscerne a fondo il messaggio, ne amiamo le melodie coinvolgenti e siamo in grado di canticchiare i motivi più famosi.
Questo é il filo conduttore, lo spirito di questi luoghi.
A Negril, non mancano le occasioni per i turisti di partecipare alle feste con musica reggae sulla spiaggia, ci sono piccoli locali, chioschi che preparano il banana dirty, un cocktail a base di banana, ghiaccio, crema di caffè e rum, spettacolare!
Gli uomini, giovani e vecchi portano i dreadlocks, di diverse colorazioni, legati, sciolti o racchiusi in grandi cappelli morbidi.
Si suonano le canzoni di Bob Marley e si costruisco opere d’arte in legno che si rifanno ai testi delle canzoni, come l’albero in legno su cui posano i tre uccellini della canzone Three little birds
Rise up this mornin’,
Smiled with the risin’ sun,Three little birds
Pitch by my doorstep
Singin’ sweet songs
Of melodies pure and true,
Saying’, (“This is my message to you”)
Singing’ “Don’t worry ‘bout a thing,
‘Cause every little thing gonna be alright.”
Singing’ “Don’t worry (don’t worry) ‘bout a thing,
‘Cause every little thing gonna be alright!”
E quello lo portiamo a casa e lo vedrete in agenzia















